Diletti studi e sudate carte…

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[…]
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo a’ suoi studi intende?
[…]

(Leopardi, La quiete dopo la tempesta)

[Giovanni Spertini (1821-1895), La scrittrice o la fanciulla che scrive]

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Friedrich (1770-1840), la natura e Leopardi

Nel giardino dell'Infinito tra vaghe stelle dell'Orsa...

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Nei dipinti di Friedrich, tipico esponente della Romantik, considerato il maggior rappresentante della pittura romantica in Germania, si ritrovano un senso profondamente panico della natura e la consapevolezza attonita e quasi dolorosa dell’insufficienza dell’uomo di fronte alla sua grandezza. L’attento e partecipe studio della natura, colta nella complessità dei suoi aspetti e nel variare delle ore e delle stagioni, quasi a simboleggiare le diverse età della vita, testimonia una visione intimamente religiosa. Anche qui, come in Leopardi, una Natura (con la n maiuscola) che sovrasta e quasi annichilisce l’uomo, muto di fronte ad essa. Ma quanto diversi gli esiti! Però Leopardi, pur ancora figlio del ’700 illuministico francese presenta non pochi aspetti romantici. Certi temi della poesia leopardiana come quelli dell’Infinito, dell’antichità, della rimembranza appartengono al romantico. Basti ricordare, come esempio, la pagina dello Zibaldone 171:

Alle volte l’anima desidererà ed effettivamente desidera una veduta ristretta e confinata in…

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La bellezza

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“La bellezza è naturalmente compagna della virtù. L’uomo senza una lunga esperienza non si avvezza a credere che un bel viso possa coprire un’anima malvagia. Ed ha ragione, perchè la natura ha posto un’effettiva corrispondenza tra le forme esteriori e le interiori, e se queste non corrispondono, sono per lo più alterate da quelle ch’erano naturalmente. Pure è certo che i belli sono per lo più cattivi. Lo stesso dico degli altri vantaggi naturali o acquisiti. Chi li possiede, non è buono. Un brutto, un uomo sprovvisto di pregi e di vantaggi, più facilmente s’incammina alla virtù. Gli uomini senza talento sono più ordinariamente buoni, che quelli che ne son ricchi. E tutto ciò è ben naturale nella società. L’uomo insuperbisce del vantaggio che si accorge di avere sugli altri, e cerca di tirarne per se tutto quel partito che può. S’egli è più forte, fa uso della sua forza. Il più debole si raccomanda, e segue la strada che più giova e piace agli altri, per cattivarseli”.(Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri, 1821)

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Mattino…

Nel giardino dell'Infinito tra vaghe stelle dell'Orsa...

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Al levarsi da letto, parte pel vigore riacquistato col riposo, parte per la dimenticanza dei mali avuta nel sonno, parte per una certa rinnuovazione della vita, cagionata da quella specie d’interrompimento datole, tu ti senti ordinariamente o più lieto o meno tristo, di quando ti coricasti. Nella mia vita infelicissima l’ora meno trista è quella del levarmi. Le speranze e le illusioni ripigliano per pochi momenti un certo corpo, ed io chiamo quell’ora la gioventù della giornata per questa similitudine che ha colla gioventù della vita. E anche riguardo alla stessa giornata, si suol sempre sperare di passarla meglio della precedente. E la sera che ti trovi fallito di questa speranza e disingannato, si può chiamare la vecchiezza della giornata.
(Zib. 4. Luglio 1820).

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Lode e biasimo

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“Non solo noi diveniamo insensibili alla lode, e non mai al biasimo, come dico altrove, ma in qualunque tempo, le lodi di mille persone stimabilissime, non ci consolano, non fanno contrappeso al dolore che ci dà il biasimo, un motteggio, un disprezzo di persona disprezzatissima, di un facchino.”

(Zib. 4523, 29.7.1829)

 

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