Così parlerebbe Giacomo Leopardi

 

 

leopardi_b” O duri umani, perché festeggiate il giorno del mio nascere, che fu principio a me d’ogni male? Meglio per me sarebbe stato non essere; ma non, è vero, per voi. Festeggiate, festeggiate; da poi che tutti, e voi del mio sangue, e voi della mia terra, e voi sacerdoti e institutori, e voi dottori e maestri, e voi donne ed amici, voi tutti, inconsci e tranquilli instrumenti della falsa e debole e crudele depravazione italiana, l’anima che Dio mi diede nobile e alta, l’intelligenza sortita dalla natura a vedere l’intima fiammella del vero e del bene nei profondi dell’essere, voi la straziate, la frangeste, la spremeste come dell’olive e dell’uva si fa co’l torchio; e del vino del mio sangue v’inebriaste e vi spalmaste con l’olio del mio cervello alle vostre dilettazioni. Eccomi. Io sono la vittima della postrema servitù d’Italia.
“Morte domanda/chi nostro mal conobbe e non ghirlanda”.
Voi godete; e siate liberi, se potete; ma, per esser tali, odiate e scuotete da voi la falsità la vanità la vigliaccheria dell’educazione e del pensiero, che fu la tabe de’ vostri vecchi. –
Così io credo che parlerebbe Giacomo Leopardi agl’italiani, se i morti si curassero di far la predica ai mal vivi.”

(Giosuè Carducci, Giacomo Leopardi deputato, Zanichelli, Bologna 1911, pp. 5-6)

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Il parlar molto di sè…

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[…] scusate, caro Giacomo mio; io sono amareggiata talmente, e così intimamente desolata, che senza accorgermi ho preso a parlare di me, non ricordandomi, che questa è la cosa, pegli altri, più noiosa, che si possa dare. Non così però è per me quando mi parlate di voi…

(Paolina a Giacomo, 13.1.1823)32831368_10211821393905962_7559870596830461952_n

Cara mamma…

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Carissima Signora Madre, siamo arrivati in questo punto sani e salvi senz’ alcuna disgrazia, e troviamo similmente arrivati e sani tutti i parenti. […] La prego di presentare i miei più rispettosi e affettuosi saluti al Signor Padre […]. Io sto bene e gl’ incomodi del viaggio, in cambio di nuocermi m’ hanno notabilmente giovato. Le bacio la mano con tutto il cuore, e pieno di vivissimo affetto e desiderio di Lei, mi dichiaro
suo tenerissimo figlio.
(23.11.1822)

Cara mamma Io mi ricordo ch’ Ella quasi mi proibì di scriverle, ma intanto non vorrei che pian piano, Ella si scordasse di me. […] La prego a salutare cordialmente da mia parte il Papà e i fratelli […]. Ma soprattutto la prego a volermi bene, com’ è obbligata in coscienza, tanto più ch’ alla fine io sono un buon ragazzo, e le voglio quel bene ch’ Ella sa o dovrebbe sapere. Le bacio la mano, il che non potrei fare in Recanati.
E con tutto il cuore mi protesto Suo figlio d’ oro. Giacomo-alias-Mucciaccio.
(22.1.1823)

Cara mamma. Sono stato ammalato dal reuma che ho portato meco […] Volesse Iddio chei miei mali fossero di sola fantasia perché la mia ciera è buona. […] Spero che la morte, che sempre invoco, fra gli altri infiniti beni che ne aspetto, mi farà ancor questo, di convincer gli altri della verità delle mie pene. Mi raccomandi alla Madonna, e le bacio la
mano con tutta l’ anima.(28.5.1830)

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