Un sito per Giacomo Leopardi

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Lettera di Paolina Leopardi

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A Marianna Brighenti, 1 luglio 1837 (appena udita la morte del fratello Giacomo)

 

Piangendo e delirando pel dolore vengo a gittarmi tra le tue braccia: o Marianna mia, vengo ad esser parte del dolor tuo, di quello di tutti voi, miei cari amici, ora che una disgrazia orribile ne ha colpito. Certo, io non trovo parole da esprimere il mio dolore, ne [sic] la mano può scrivere il nome di quella cara persona che abbiamo perduto, di quell’angelo che non è più in questa terra, del nostro Giacomo!  Oh Marianna mia, cosa è mai questa vita! Di quanta angoscia è capace il cuore umano senza che cagioni la morte! – Almeno si morisse di dolore! Andavamo dicendo noi nel ricevere quella desolante notizia – la quale poi ci venne mentre noi eravamo oggetto a tutti di compassione, e nella nostra casa succedevano scene di lutto, di desolazione ineffabile per una terribile disgrazia da cui venivamo minacciati, e dalla quale la misericordia infinita di Dio ci ha poi liberati – allora si empì il paese di tal notizia, e tutti rifuggivano dal darcela, anche chi era espressamente incaricato: finalmente il povero papà se la lesse egli stesso giuntagli per la posta. Oh piangiamo insieme, amici miei, piangiamo insieme, che abbiamo perduto tutti il nostro fratello, il nostro amico, né lo rivedremo più in questo mondo dopo tanta speranza, dopo tanto desiderio. Io ne metteva da parte da lungo tempo tante cose a dirgli, tante altre da dimandargli, io che pensava sempre a quel primo momento in cui lo avrei riveduto, e alla dolcissima emozione che ne avrei provata, io che son rimasta quasi sola, perché quella era l’unica mia compagnia ch’io avessi ad ogni ora, ad ogni istante – ah soltanto Iddio può vedere la misura della desolazione in cui sono, ed egli solo può consolarla richiamandomi a lui, ove anelo incessantemente.

(citata nel libro di prossima pubblicazione “Paolina Leopardi. Ritratto e carteggi di una sorella” (Osanna Editori)

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Adelaide Antici Leopardi

 

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 “Rassegna della Letteratura italiana”, vol. cxxi, 2017, 1, pp. 50-56

 

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Gli studi leopardiani ci hanno tramandato un ritratto di Adelaide Antici Leopardi che appare ormai stereotipato e insufficiente a delinearne la figura a tutto tondo. Tale limitatezza deriva primariamente dall’averla sempre considerata soltanto come la madre di Giacomo Leopardi, trascurando la sua figura di donna e di sposa. Alcune ricerche presso l’Archivio Antici Mattei di Recanati hanno consentito il ritrovamento di una sua lettera creduta perduta. Indirizzata al fratello Carlo, e presumibilmente datata 1801, la missiva ha offerto l’occasione di ritornare sulla sua figura, partendo da un punto di vista diverso da quello fino ad oggi considerato.

L’esperienza del lutto nell’uomo Leopardi

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Nella sua triste e immensa vita Leopardi non si trovò ad affrontare anche quella profonda e lacerante sofferenza che dilania l’anima e che deriva dalla perdita di un essere che costituisce le nostre radici o il nostro futuro, come ad esempio quella di un genitore o, peggio, di un figlio.
Verificatasi nell’infanzia, la prima esperienza mostra unicamente quello che può essere il coinvolgimento emotivo di un bambino in tenera età. L’incontro tangibile con la morte avvenne infatti molto presto per Giacomo. Aveva solo quattro anni quando Monaldo lo condusse, insieme ai più piccoli Carlo e Paolina, a salutare per l’ultima volta il fratellino morto poco dopo la nascita. La piccola salma stesa sopra un tavolo e gli addobbi funebri di rito colpirono profondamente il piccolo Giacomo che, a differenza dei due fratelli minori rimasti indifferenti, intuì forse l’irreparabilità del fatto e «pian[se] dirottamente la perdita, quantunque in età di soli anni quattro e mezzo».
Più profonda e importante invece la seconda esperienza, vissuta mentre si trovava a Pisa e di cui ci resta testimonianza toccante nell’Epistolario. Il 16 maggio 1828 il padre Monaldo gli aveva scritto una lettera accorata con la quale gli comunicava la morte del fratello. In essa emerge lo strazio di un padre affranto che fatica a proseguire nella scrittura e che invoca il figlio (Giacomo mio salviamoci) di unire le proprie lacrime alle sue, di condividere quel mare di dolore e di pianto in cui la famiglia tutta era immersa. Giacomo risponderà il 26 maggio e per la prima volta si rivolgerà al padre con il più intimo caro papà, dimostrando così non solo la partecipazione profonda a quel dolore ma anche il bisogno di sentirsi unito alla propria famiglia. Scomparsi il signor Padre e i toni formali e distanti, questa lettera commovente rappresenta una delle testimonianze più toccanti e rivelatrici dell’anima di Giacomo e di quella pietas che fu una delle componenti fondamentali del suo essere.
A Monaldo, infatti, egli scrive:

Io non posso intraprendere di consolarla, tanto più che sono inconsolabile anch’io

E preoccupato per la salute del genitore di cui conosce la sensibilità:

Caro Papà, io so bene che le anime sensibili, in casi di questa sorta, quasi si vergognerebbero di se stesse se tentassero di sottrarsi al loro dolore, e se ammettessero qualche sollievo: pare come un sacro dovere l’abbandonarsi interamente e senz’alcuna cura di se medesimi al pensiero che ci affligge. Ma io non posso fare a meno di pregarla a procurarsi un poco di distrazione […]; la prego, non per l’amor di se stessa, ma per l’amor di noi altri, che viviamo in lei e per lei, e che sentiremmo scemata e mutilata la nostra vita, se in lei si scemasse la salute. Io per la parte mia posso giurarle che, parlando umanamente, non vivo se non per lei e per la mia cara famiglia: non ho mai goduto della vita se non in relazione a loro; ed ora la vita non mi è cara se non in vista del dolore che cagionerei a loro se la perdessi.

Il lutto familiare gli mostra ora come possa realizzarsi ciò che considerava rarissimo, quello che aveva chiamato miracolo della natura ovvero come il proprio dolore possa, fondendosi insieme a quello di un altro, diventare un’unica grande sofferenza comune.

(da: DOLORE E LUTTO IN LEOPARDI.
TRA ESPERIENZE DI VITA ED ESPERIENZE DI LETTURA in     La ragione e il cuore. Saggi leopardiani, Cleup, Padova 2014.

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