Adelaide Antici Leopardi

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 “Rassegna della Letteratura italiana”, vol. cxxi, 2017, 1, pp. 50-56

 

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Gli studi leopardiani ci hanno tramandato un ritratto di Adelaide Antici Leopardi che appare ormai stereotipato e insufficiente a delinearne la figura a tutto tondo. Tale limitatezza deriva primariamente dall’averla sempre considerata soltanto come la madre di Giacomo Leopardi, trascurando la sua figura di donna e di sposa. Alcune ricerche presso l’Archivio Antici Mattei di Recanati hanno consentito il ritrovamento di una sua lettera creduta perduta. Indirizzata al fratello Carlo, e presumibilmente datata 1801, la missiva ha offerto l’occasione di ritornare sulla sua figura, partendo da un punto di vista diverso da quello fino ad oggi considerato.

Mio carissimo papà…

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Mio carissimo papà. […] Se scamperò dal cholèra e subito che la mia salute lo permetterà, io farò il possibile per rivederla in qualunque stagione, perché ancor io mi do fretta, persuaso ormai dai fatti di quello che sempre ho preveduto che il termine prescritto da Dio alla mia vita non sia lontano. I miei patimenti fisici giornalieri e incurabili sono arrivati con l’ età ad un grado tale che non possono più crescere: spero che superata finalmente la piccola resistenza che oppone loro il moribondo mio corpo, mi condurranno all’ eterno riposo che invoco caldamente ogni giorno non per eroismo ma per il rigore delle pene che provo.
Ringrazio teneramente Lei e la Mamma del dono dei dieci scudi, bacio le mani ad ambedue loro, abbraccio i fratelli e prego loro tutti a raccomandarmi a Dio acciocchè dopo ch’ io gli avrò riveduti una buona e pronta morte ponga fine ai miei mali fisici che non possono guarire altrimenti. Il suo amorosissimo figlio Giacomo.
(Lettera del 27.5.1837)
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Torna la verità?

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[…]
Su, mortali, destatevi. Il dì rinasce: torna la verità in sulla terra e partonsene le immagini vane. Sorgete; ripigliatevi la soma della vita; riducetevi dal mondo falso nel vero.
[…]

(G. Leopardi, Cantico del gallo silvestre)

 (Édouard Debat-Ponsan, La vérité sortant de puits)

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Il mese di maggio…

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A Maria (dagli “Inni cristiani”, abbozzi di Giacomo Leopardi)

E’ vero che siamo tutti malvagi, ma non ne godiamo, siamo tanto infelici. E’ vero che questa vita e questi mali son brevi e nulli, ma noi pure siam piccoli e ci riescono lunghissimi e insopportabili. Tu che sei già grande e sicura, abbi pietà di tante miserie. ec.

[Gli abbozzi degli Inni risalgono ad un periodo compreso tra l’estate e l’autunno 1819 ]

(Raffaello: Madonna del Granduca)

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Paolina Leopardi il 2 febbraio 1837

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Tutto è vanità a questo mondo come a’ tempi di Salomone. […] Sempre più invidio la sorte dei contadini, ai quali la loro testa non da punto tormento come la nostra a noi, che ne fa passare tutti i giorni pieni di desideri ardenti che non giungeranno mai a realizzarsi. (Paolina Leopardi, 2.2.1837).

 

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Semplicità…

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“V’ha alcune poche persone al mondo, condannate a riuscir male cogli uomini in ogni cosa, a cagione che, non per inesperienza né per poca cognizione della vita sociale, ma per una loro natura immutabile, non sanno lasciare una certa semplicità di modi, privi di quelle apparenze e di non so che mentito ed artifiziato, che tutti gli altri, anche senza punto avvedersene, ed anche gli sciocchi, usano ed hanno sempre nei modi loro, e che è in loro e ad essi medesimi malagevolissimo a distinguere dal naturale. Quelli ch’io dico, essendo visibilmemte diversi dagli altri, come riputati inabili alle cose del mondo, sono vilipesi e trattati male anco dagl’inferiori, e poco ascoltati o ubbiditi dai dipendenti: perché tutti si tengono da più di loro, e li mirano con alterigia. Ognuno che ha a fare con essi, tenta d’ingannarli e di danneggiarli a profitto proprio più che non farebbe con altri, credendo la cosa più facile, e poterlo fare impunemente: onde da tutte le parti è mancato loro di fede, e usate soverchierie, e conteso il giusto e il dovuto. In qualunque concorrenza sono superati, anche da molto inferiori a loro, non solo d’ingegno o d’altre qualità intrinseche, ma di quelle che il mondo conosce ed apprezza maggiormente, come bellezza, gioventù, forza, coraggio, ed anche ricchezza. […]”

(G. Leopardi, Pensiero XIX)