Una citazione importante

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“Paolina Leopardi. Ritratto e carteggi di una sorella” (Osanna edizioni, dicembre 2017)

La presentazione del libro a Recanati.

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Il mio ultimo libro…

COPERTINE SENZA ALETTA

Il ritratto umano e intellettuale di Paolina Leopardi e il commento ai suoi tre Epistolari più importanti: con il fratello Giacomo, con le sorelle Brighenti, con Vittoria Lazzari Regnoli

Prefazione di Patrizia Zambon (Università di Padova)

Disegno di copertina di Luciana Interlenghi

1809

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PASTORI CHE SCAMBIEVOLMENTE S’INVITANO PER ADORARE IL NATO BAMBINO (1809)

Già sovra l’ali dell’ore giunta era la notte alla metà del suo corso, in quel tempo, nel quale ricoperta essendo la terra di candida neve, gelo diffondevasi per tutto; nel quale il sole men fervidi i caldi suoi raggi spandeva sopra la terra. …I Pastori rinchiusa aveano nelle loro cappanne la greggia, ed accanto ad essa prendeano un tranquillo sonno. Quando da improviso, e piacevole rumorio vengon destati. Sorgono frettolosi, escono all’aperto, ed in ogni parte del campo rivolgono il timoroso sguardo. Ed ecco che veggono non più prive di fiori le campagne, non più sfrondati gli alberi, ma tutto fiorito, tutto giocondo; non odono più fischiare gelato il vento, ma aleggiare mollemente un placido e leggier zeffiretto. Ciò ancor non basta. Vedono fra splendida luce Angeli a turme, uno de’ quali ratto volando dai compagni diviso loro arreca il lieto annunzio della nascita del tanto aspettato Messia. A sì gioconda novella pieni essi di gratitudine, e di allegrezza, si danno ad invitarsi vicendevolmente, e andiamo dice l’uno, andiamo risponde l’altro, andiamo a venerare il nato Salvatore, offriamo a Lui il nostro cuore, e tutti noi stessi. Così uniti insieme i pij Pastorelli carichi di que’ doni, che comportava la loro povertà verso la cappanna s’incamminano. Ivi giunti adorano affettuosamente il Santo Bambino, ed offrono dipoi i poveri loro doni. Ciò fatto lieti ritornano ai loro tugurj.

Noël bougie.
Noël bougie. Les images Fêtes Nouvel An

A Natale in libreria

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Paolina Leopardi. Ritratto e carteggi di una sorella

(Osanna Edizioni, Venosa)

 

La vita di Paolina Leopardi trascorse lenta e immutabile, chiusa da sbarre d’affetto e paure retrive, tra attese e sospiri, tra straziante solitudine e dedizione familiare.  Donna colta, con punte di modernità sconcertante nelle riflessioni inerenti il suo destino, ella non dispiegò le sue potenzialità non solo a causa del periodo in cui visse (che pur ha rappresentato l’aurora dei movimenti femminili) ma soprattutto per l’ambiente familiare che, immerso nell’atmosfera arretrata e grigia dello Stato pontificio, rimase ancora per molto tempo chiuso ai fermenti intellettuali già presenti in altre regioni d’Italia. Se a questo si unisce il cognome importante che Paolina portava si può ben capire come ella in vita e in morte sia stata relegata nell’ombra, non potendo essere altro che la sorella di… anche se è proprio il legame con Giacomo Leopardi che ha preservato il suo nome dal seppellimento delle sue pagine in archivi privati, quando non dallo smarrimento. I suoi epistolari, qui commentati, rivelano la sua anima e insieme restituiscono innumerevoli informazioni sulla condizione della donna, sugli usi dell’epoca, sulle trattative inerenti ai progetti matrimoniali, fino alle frivolezze sulle quali tante signore avvizzivano la loro intelligenza. Dunque lo spaccato di un’epoca.

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Vergine madre…

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Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.
[…]
(Dante, La Divina commedia, 3 Cantica, canto XXXIII)

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