Così parlerebbe Giacomo Leopardi

 

 

leopardi_b” O duri umani, perché festeggiate il giorno del mio nascere, che fu principio a me d’ogni male? Meglio per me sarebbe stato non essere; ma non, è vero, per voi. Festeggiate, festeggiate; da poi che tutti, e voi del mio sangue, e voi della mia terra, e voi sacerdoti e institutori, e voi dottori e maestri, e voi donne ed amici, voi tutti, inconsci e tranquilli instrumenti della falsa e debole e crudele depravazione italiana, l’anima che Dio mi diede nobile e alta, l’intelligenza sortita dalla natura a vedere l’intima fiammella del vero e del bene nei profondi dell’essere, voi la straziate, la frangeste, la spremeste come dell’olive e dell’uva si fa co’l torchio; e del vino del mio sangue v’inebriaste e vi spalmaste con l’olio del mio cervello alle vostre dilettazioni. Eccomi. Io sono la vittima della postrema servitù d’Italia.
“Morte domanda/chi nostro mal conobbe e non ghirlanda”.
Voi godete; e siate liberi, se potete; ma, per esser tali, odiate e scuotete da voi la falsità la vanità la vigliaccheria dell’educazione e del pensiero, che fu la tabe de’ vostri vecchi. –
Così io credo che parlerebbe Giacomo Leopardi agl’italiani, se i morti si curassero di far la predica ai mal vivi.”

(Giosuè Carducci, Giacomo Leopardi deputato, Zanichelli, Bologna 1911, pp. 5-6)

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Mamme…

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In uno dei saggi raccolti nel mio “Kant e Leopardi” (Guida, 2011) ho esaminato nel dettaglio l’infanzia e l’educazione del filosofo del criticismo e del nostro Giacomo. Troppo lungo sarebbe elencare tutto; mi limito a sottolineare l’importanza che per ambedue rivestì la propria madre. In modi assolutamenti differenti esse influirono nella personalità dei loro figli, a dimostrazione dell’importanza che riveste la figura materna nell’età evolutiva. Vi propongo un breve passo delle “conclusioni”.

“Fu la madre, invece, che rappresentò per Kant il punto di riferimento e senz’altro la figura più importante non solo per lo sviluppo della sua eccezionale intelligenza, della quale si accorse molto presto, ma anche per la sua maturazione umana. Seguendo passo passo suo figlio, accompagnandolo nella crescita e nella scoperta della realtà circostante ella attuò, probabilmente inconsapevolmente e pur con quella severità di atteggiamento che le veniva dalla religione, una forma di educazione esemplare e del tutto moderna, atta a favorire al massimo la crescita intellettuale di un bambino.
La medesima cosa non può dirsi, invece, di Adelaide, la madre di Giacomo. Ella possedeva un carattere introverso e freddo e per questo privo di manifestazioni di tenerezza. Il portare sulle proprie spalle, già giovane sposa, la responsabilità del restauro patrimoniale di famiglia, non aiutò certamente i suoi rapporti materni. A differenza di Kant, Leopardi attese, fino alla fine della vita, una qualche manifestazione visibile che gli mostrasse o meglio, gli facesse “sentire” l’affetto di sua madre
Adelaide era però, in certo senso, vicina a Regina Dorothea dal punto di vista del rigore religioso. La contessa Leopardi praticava un cattolicesimo immerso nel terrore di un Dio vendicatore, mentre la madre di Kant era rigorosissima nelle pratiche di pietà di quella forma di protestantesimo che fu il Pietismo e che il Borowski, anche se sostiene non trattarsi di fanatica religiosità, sottolinea essersi manifestate in ore di preghiera alle quali sembra ella obbligasse anche i figli.”

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Leopardi in blog

205572_1688774814890_5321641_nIl libro nato da questo blog…

 
“La presentazione di questo libro di Loretta Marcon, che ha aspetti di esplicito anticonformismo, può prendere avvio dal titolo, “Leopardi in blog”, che sembra contenere due istanze linguistiche, prima ancora che concettuali, tra loro contrapposte: Leopardi, per l’appunto, e blog. Il primo termine, il nome di uno dei massimi poeti italiani, rinvia subito a una tradizione ‘alta’, la più nobile possibile; il secondo, invece, ha tutto il sapore della modernità, determinata dalla velocità e immediatezza, e richiama l’utilizzo immediato, facile, ridotto all’osso. L’una dimensione non sembrerebbe poter essere accostata all’altra. L’espressione sembrerebbe legittima solo nella sua forma interrogativa: Leopardi in blog? ( e non mancherebbe un’intonazione ironica). Il libro di Loretta Marcon, invece, esibisce orgogliosamente questo legame tra la figura del grande poeta e pensatore di Recanati e le forme della più attuale comunicazione sulla base di una duplice convinzione: innanzitutto la Marcon è convinta che i versi e le riflessioni di Leopardi non si ‘macchino’ al contatto col mezzo del blog, ma – è questo l’elemento più importante – che sia giusto parlare di Leopardi al di fuori degli ambiti consueti, quello scolastico e quello della critica accademica. In questo modo la voce del poeta riacquisterebbe quella immediatezza che diversamente verrebbe smarrita. L’opera di Leopardi ha suscitato una storia critica imponente, che si è esercitata, oltre che negli ambiti consueti della ricerca filologica ed estetica, anche sulle acute altezze del suo pensiero. Loretta Marcon conosce bene tale immane lavoro critico, e lei stessa ne ha dato saggio nei suoi precedenti studi (tra gli altri Giobbe e Leopardi. La notte oscura dell’anima e Qohélet e Leopardi. L’infinita vanità del tutto), ma questa volta tenta una strada diversa, quella della lettura non attraverso la dottrina critica, ma l’esperienza personale. Il dato quotidiano, che costituisce per sua stessa natura l’ossatura di un blog, è interpretato o compreso grazie a un verso o una pagina leopardiani. Nel contempo anche alcuni aspetti della vita del poeta suscitano interesse, non per guardare un grande uomo dal buco della serratura (operazione sempre sgradevole), ma per restituire all’esistenza del grande poeta, ridotta spesso allo ‘studio matto e disperatissimo’ e a un grumo di sofferenze, la sua verità. È, quella di Loretta Marcon, una operazione determinata dall’amore per Giacomo: l’uso del nome proprio è il segnale di una confidenza rispettosa dell’autrice con l’oggetto dei suoi studi.
Attraverso la forma del post, Marcon affronta molti punti centrali dell’opera leopardiana, snodi concettuali che continuano a suscitare grande discussione, come, per esempio, il rapporto di Leopardi con la religione (tema questo molto caro all’autrice). Ricordando l’abbozzo dell’Inno al Redentore, la Marcon mette da parte gli strumenti della critica e, suggestionata dalle parole del poeta che sembrava affidarsi come estrema speranza a quel Dio che aveva conosciuto la nullità di questa vita, si chiede: ‘E noi, riusciamo veramente a pensare a Lui come ad un Dio piangente? Un Dio amoroso?’
O, ancora, ripensando al pensiero di Leopardi sul piacere (che è, per il poeta, tutt’uno con la felicità) negati dai mali invincibili dell’anima e del corpo, che Montale ha riassunto con la formula ‘male di vivere’, si dice: ‘Amore, Amore, Amore: questa è la salvezza… Non tanto medicine e dotti sapienti ma calore, vicinanza, amicizia vera, soprattutto comprensione silenziosa’.
Leopardi assume così i tratti di un maestro, un grande moralista che ci ha lasciato delle perle di saggezza per la nostra vita e che ci accompagna nelle pieghe più aggrovigliate della nostra esistenza”.
(Mirco Zago, “Padova e il suo territorio”, n. 149, febbraio2011).

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Gli Antici Mattei e la loro dimora

Una nuovissima interessante pubblicazione sugli Antici e sul loro Palazzo di Recanati, ormai in decadenza. Questa la prefazione di Carla Moretti. La pubblicazione è stata curata dall’Università Permanente di Recanati ed è il risultato del corso tenutosi negli anni 2014-15 presso la stessa Università. All’interno anche un mio contributo sul rapporto Antici-Leopardi.

Nell’anno accademico 2014/2015 l’Università d’Istruzione Permanente di Recanati ha proposto un corso sui Beni Culturali del territorio avente come argomento palazzo Antici Mattei.
Quest’esperienza culturale si inserisce in un lungo ed articolato discorso che, iniziato già dal 2009, aveva avuto ed ha, quale scopo, quello di ricostruire la memoria delle nobili dimore che sorgono in tutto il centro storico di Recanati e lo rendono vero e proprio museo diffuso.
Palazzo Antici Mattei , in particolare,si innesta in questo discorso perché è indubbiamente un bene importantissimo per tutta la comunità recanatese e per quelle limitrofe; di conseguenza il nostro impegno, come Università Permanente, è stato mantenerne, soprattutto per le giovani generazioni, nonostante l’attuale stato di precaria manutenzione, una limpida memoria che rimandi non solo alla sua originaria struttura architettonica, ma anche alla vita che pulsava al suo interno, un vero e grandioso microcosmo.
Procedendo in questa maniera, abbiamo cercato di guidare i corsisti, come ebbe a suggerire il giornalista Tomaso Montanari («La Repubblica» – 8 novembre 2014) a “camminare il fitto tessuto artistico delle nostre città. […] “Una simile scelta” egli dice “equivale ad aprire gli occhi, ad accendere la luce nella nostra casa dove abitiamo al buio perché non abbiamo mai avuto il desiderio vivo di vederla”.

Il presente volume è la riproposizione delle lezioni tenute durante il citato anno accademico.
Prendendo in esame i vari contributi ci si accorge che alcune informazioni sono comuni, ma si è preferito inserire gli articoli nella loro versione integrale perché ognuno getta uno sguardo diverso sulla stessa realtà, una realtà che rimanda appunto alla conoscenza di quello che forse è stato, per secoli, il più bel palazzo recanatese nel quale l’eleganza, la raffinatezza, il gusto, ma anche la funzionalità, senza dimenticare l’attività culturale, hanno raggiunto per lungo tempo espressioni molto elevate e di grande suggestione.
Da tanti anni la nostra Università, intitolata a un uomo saggio e illuminato che aveva fatto della Cultura promossa e condivisa la missione della sua vita, cioè don Giovanni Simonetti, nei suoi numerosi corsi fa e produce ricerca. Da più parti giungevano continue sollecitazioni a che i risultati raggiunti fossero messi a disposizione del vasto e trasversale pubblico dei lettori.
Questo volume è dunque il primo ad uscire e a presentare i contributi di un intero corso, allargando così l’offerta formativa dell’Università d’Istruzione Permanente di Recanati all’ambito editoriale, con l’auspicio d’inaugurare una serie di future consimili pubblicazioni, sempre al servizio della comunità e in ideale dialogo con essa.

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Chi desidera prenotare il volume dovrà scrivere a:

venierunipe@tiscali.it

oppure telefonare da lunedi e dalle ore 16.30-19

al n. 071 – 982080

Per Paolina Leopardi

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Dalla quarta di copertina

La “storia” della coltissima Paolina Leopardi (1800-1869) è quella di una sorella che a causa del suo cognome importante è stata relegata in vita e in morte in una dimora nell’ombra dalla quale faticosamente sta oggi emergendo. Questa drammatizzazione è nata dopo la pubblicazione del libro ” Paolina Leopardi. Ritratto e carteggi di una sorella” (Osanna Edizioni, 2017) e si basa rigorosamente sui carteggi della Leopardi e su altri documenti dell’epoca. Oltre alla sua personalità, le sue lettere ci restituiscono innumerevoli informazioni sulla condizione della donna, sugli usi del tempo e soprattutto sulle trattative inerenti ai progetti matrimoniali. La positività di una esperienza simile, rimasta inedita, dedicata a Giacomo Leopardi e messa in scena nel 2014, ha convinto e spinto l’autrice a proporre questa figura femminile anche attraverso una modalità senz’altro più divulgativa.

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