Una citazione importante

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“Paolina Leopardi. Ritratto e carteggi di una sorella” (Osanna edizioni, dicembre 2017)

La presentazione del libro a Recanati.

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Il mio ultimo libro…

COPERTINE SENZA ALETTA

Il ritratto umano e intellettuale di Paolina Leopardi e il commento ai suoi tre Epistolari più importanti: con il fratello Giacomo, con le sorelle Brighenti, con Vittoria Lazzari Regnoli

Prefazione di Patrizia Zambon (Università di Padova)

Disegno di copertina di Luciana Interlenghi

A Natale in libreria

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Paolina Leopardi. Ritratto e carteggi di una sorella

(Osanna Edizioni, Venosa)

 

La vita di Paolina Leopardi trascorse lenta e immutabile, chiusa da sbarre d’affetto e paure retrive, tra attese e sospiri, tra straziante solitudine e dedizione familiare.  Donna colta, con punte di modernità sconcertante nelle riflessioni inerenti il suo destino, ella non dispiegò le sue potenzialità non solo a causa del periodo in cui visse (che pur ha rappresentato l’aurora dei movimenti femminili) ma soprattutto per l’ambiente familiare che, immerso nell’atmosfera arretrata e grigia dello Stato pontificio, rimase ancora per molto tempo chiuso ai fermenti intellettuali già presenti in altre regioni d’Italia. Se a questo si unisce il cognome importante che Paolina portava si può ben capire come ella in vita e in morte sia stata relegata nell’ombra, non potendo essere altro che la sorella di… anche se è proprio il legame con Giacomo Leopardi che ha preservato il suo nome dal seppellimento delle sue pagine in archivi privati, quando non dallo smarrimento. I suoi epistolari, qui commentati, rivelano la sua anima e insieme restituiscono innumerevoli informazioni sulla condizione della donna, sugli usi dell’epoca, sulle trattative inerenti ai progetti matrimoniali, fino alle frivolezze sulle quali tante signore avvizzivano la loro intelligenza. Dunque lo spaccato di un’epoca.

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Lettera di Paolina Leopardi

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A Marianna Brighenti, 1 luglio 1837 (appena udita la morte del fratello Giacomo)

 

Piangendo e delirando pel dolore vengo a gittarmi tra le tue braccia: o Marianna mia, vengo ad esser parte del dolor tuo, di quello di tutti voi, miei cari amici, ora che una disgrazia orribile ne ha colpito. Certo, io non trovo parole da esprimere il mio dolore, ne [sic] la mano può scrivere il nome di quella cara persona che abbiamo perduto, di quell’angelo che non è più in questa terra, del nostro Giacomo!  Oh Marianna mia, cosa è mai questa vita! Di quanta angoscia è capace il cuore umano senza che cagioni la morte! – Almeno si morisse di dolore! Andavamo dicendo noi nel ricevere quella desolante notizia – la quale poi ci venne mentre noi eravamo oggetto a tutti di compassione, e nella nostra casa succedevano scene di lutto, di desolazione ineffabile per una terribile disgrazia da cui venivamo minacciati, e dalla quale la misericordia infinita di Dio ci ha poi liberati – allora si empì il paese di tal notizia, e tutti rifuggivano dal darcela, anche chi era espressamente incaricato: finalmente il povero papà se la lesse egli stesso giuntagli per la posta. Oh piangiamo insieme, amici miei, piangiamo insieme, che abbiamo perduto tutti il nostro fratello, il nostro amico, né lo rivedremo più in questo mondo dopo tanta speranza, dopo tanto desiderio. Io ne metteva da parte da lungo tempo tante cose a dirgli, tante altre da dimandargli, io che pensava sempre a quel primo momento in cui lo avrei riveduto, e alla dolcissima emozione che ne avrei provata, io che son rimasta quasi sola, perché quella era l’unica mia compagnia ch’io avessi ad ogni ora, ad ogni istante – ah soltanto Iddio può vedere la misura della desolazione in cui sono, ed egli solo può consolarla richiamandomi a lui, ove anelo incessantemente.

(citata nel libro di prossima pubblicazione “Paolina Leopardi. Ritratto e carteggi di una sorella” (Osanna Editori)

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