Una lettera

 

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Senza dubbio, mio caro amico, o non bisognerebbe vivere, o bisognerebbe sempre provar sentimenti, sempre amare, sempre sperare […] Nell’amore, tutti i godimenti che provano le anime volgari, non valgono il piacere che dà un solo istante di incanto e di emozione profonda. Ma come fare in modo che questo sentimento sia durevole, o che ritorni spesso nella vita? dove trovare un cuore che gli corrisponda?
(Lettera del 23.6.1823 a A. Jacopssen)

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Mio carissimo papà…

Mio carissimo papà. […] Se scamperò dal cholèra e subito che la mia salute lo permetterà, io farò il possibile per rivederla in qualunque stagione, perché ancor io mi do fretta, persuaso ormai dai fatti di quello che sempre ho preveduto che il termine prescritto da Dio alla mia vita non sia lontano. I miei patimenti fisici giornalieri e incurabili sono arrivati con l’ età ad un grado tale che non possono più crescere: spero che superata finalmente la piccola resistenza che oppone loro il moribondo mio corpo, mi condurranno all’ eterno riposo che invoco caldamente ogni giorno non per eroismo ma per il rigore delle pene che provo.
Ringrazio teneramente Lei e la Mamma del dono dei dieci scudi, bacio le mani ad ambedue loro, abbraccio i fratelli e prego loro tutti a raccomandarmi a Dio acciocchè dopo ch’ io gli avrò riveduti una buona e pronta morte ponga fine ai miei mali fisici che non possono guarire altrimenti. Il suo amorosissimo figlio Giacomo.
(Lettera del 27.5.1837)
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Politica?

[…] Sapete ch’ io abbomino la politica, perché credo, anzi vedo che gl’individui sono infelici sotto ogni forma di governo, colpa della natura che ha fatti gli uomini alla infelicità; e rido della felicità delle masse, perché il mio piccolo cervello non concepisce una massa felice, composta d’ individui non felici. […]

(Lettera di G. Leopardi a Fanny Targioni Tozzetti del 5.12.1831)

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Un quadro del… cuore…

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Il quadro della Madonna si trova in una Cappella della Chiesa dei Cappuccini, a Recanati. Tutta la famiglia Leopardi era molto devota a questa immagine e Giacomo stesso ne parla in una lettera, rammaricandosi di trovarsi lontano nel giorno in cui si festeggiava la Madonna.
La lettera scritta alla sorella Paolina il 23 novembre 1825, durante il suo soggiorno a Bologna si chiude così: “Avrete già fatto la festa della Madonna e io non mi ci sono trovato. Ti assicuro che ci pensai e mi dispiacque. Pazienza. Addio, addio”.

Il rammarico di una festa perduta…

Il quadro della Madonna si trova in una Cappella della Chiesa dei Cappuccini, a Recanati. Tutta la famiglia Leopardi era molto devota a questa immagine e Giacomo stesso ne parla in una lettera, rammaricandosi di trovarsi lontano nel giorno in cui si festeggiava la Madonna.
La lettera scritta alla sorella Paolina il 23 novembre 1825, durante il suo soggiorno a Bologna si chiude così: “Avrete già fatto la festa della Madonna e io non mi ci sono trovato. Ti assicuro che ci pensai e mi dispiacque. Pazienza. Addio, addio”.

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Sull’amicizia…

Caro Peppino. Rispondo alla cara tua de’ 30 Decembre. Ti ringrazio assai delle notizie sull’Eschilo e sull’Amaduzzi. Ti ringrazio anche molto di quelle che mi dai sulle mie Canzoni, e in particolare di quanto mi dici degli Arcadici. Ti assicuro che io provo sempre un gran piacere quando sono informato del male che si dice di me. Del resto poi, se gli Arcadici abbiano ragione o torto, giudicherà il pubblico. […] Voi non mi potete far cosa più grata che parlarmi di voi. E però non mi dite che il vostro piagnisteo mi attedierà, perché anzi le querele che voi fate meco amichevolmente, mi sono dolcissime, in quanto che mi dimostrano la confidenza vostra”.

(Giacomo Leopardi, Lettera a Giuseppe Melchiorri del 8.1.1825)

L’amicizia, ciò che non lo è e… il saper vivere leopardiano.

(Botticelli: La calunnia)10615325_862855757059861_3719928958658526962_n