Un ricordo di Carlo Leopardi

“Quando Antonio Ranieri. accompagnato dalla sorella Paolina, si condusse a Loreto, non venne, com’è noto, in pietoso pellegrinaggio al paese e alla casa dove nacque e abitò per tanti anni l’amico suo adorato. E sì che viveva ancora quella Paolina, così diletta a Giacomo, e a cui lo stesso Ranieri, almeno nelle sue lettere, aveva dato tante prove di vero e sentito affetto. Carlo, come seppe della partenza del Ranieri e della sorella da Loreto, esclamò melanconicamente: “Sono misteri che io rispetto senza comprenderli!” (ricordo di Carlo Leopardi raccolto da C.Antona Traversi)

553515_479115695433871_589604558_n

Annunci

L’intimità di Giacomo

“Ella non può credere il tremendo sforzo che mi costò il dover raccogliere e chiudere la sua robicciuole nel baule, avendo la tenacità delle abitudini di Giacomo impresso un suggello di rimembranza insino nell’ultimo de’ suoi cenci.”
(A. Ranieri a Monaldo Leopardi).

floating-island
A prescindere da ciò che ormai si conosce di Antonio Ranieri è dolcissimo conoscere questo modo d’essere di Giacomo Leopardi, la sua intimità e la sua riservatezza ma anche l’attaccamento alle sue poche cose che viaggiavano con lui. “robicciuole” che nel sentire  del napoletano divengono poi “cenci”… (esempio di come la scrittura possa tradire l’anima e rivelarla, sia pure impercettibilmente)

A proposito di Aspasia /Fanny…

Lettera di Fanny Targioni Tozzetti ad Antonio Ranieri quando viene a sapere che quest’ultimo, insieme a Leopardi, è intenzionato a compiere un viaggio a Parigi:

“Mi sembra che un viaggio a Parigi vi svagherà, ma lo potrete fare colla compagnia che vi siete eternamente e legittimamente data? Abbiate pazienza, apprezzo e valuto al di là d’ogni dire cotesta vostra amicizia pell’eccellente Leopardi, ma vedo che vi sarà d’un grande inciampo nel camin della vita, e che l’aveste resa una legittimità troppo assoluta. La salute, il sistema di vita di Leopardi, contrasta troppo colla vostra forza e gioventù! basta, non voglio che mi crediate cattiva facendo queste riflessioni a carico dell’amicizia, ma è pure questo sentimento vero e sincero per voi che mi fa interessarmi su tutto ciò che vi riguarda.”

(pubbl. in “Aspasia siete voi…”, Lettere di Fanny Targioni Tozzetti e di Antonio Ranieri, a cura di E. Benucci)
552561_3578041925387_993108528_n

A proposito di…

Girovagando nel web per le mie ricerche mi imbatto spesso, a proposito di Leopardi, in un particolare argomento di cui offrirò qualche cenno.

Da un “collega” leopardista una volta mi fu , in un certo senso, “rimproverato” il fatto che dopo i diversi saggi filosofici scritti su Leopardi, io avessi intrapreso una ricerca relativa ai fatti inerenti la sua morte e la sua sepoltura.
Frasi come queste: “a noi deve interessare l’Opera perché Leopardi è questo” non riesco a sentirle né ad accettarle. Per chi come me studia in totale libertà, slegata come sono da vincoli universitari o di altro genere, quindi solo per passione pura e forte, è spontaneo ricordare allora ciò che sosteneva Gioacchino Taglialatela: “de’ grandi uomini non solo sono da ritenere in gran conto le opere, ma sono da ricercare le notizie più minute, più intime della loro vita». E ciò che si scrisse del Ridella (citato qualche giorno fa in questa bacheca). Chi ama vuol conoscere l’altro… Chi ama l’Opera come può non amare chi l’ha scritta?
Perché scrivo questo? Perché c’è una differenza tra la ricerca dei fatti e quella sottile e insinuante che riguarda l’intimità di un uomo, sia pure Leopardi. Se per me risulta fondamentale conoscere gli avvenimenti che portarono a menzogne (provate) e raggiri, non mi sembrano invece accettabili le curiosità morbose. C’è una grande differenza tra le due cose! E poiché ancora, tra i tanti “gossip” di cui viene afflitto Leopardi, c’è anche quello consueto e “piccante” della pretesa omosessualità, vorrei citare un pensiero dello Zibaldone che va ad aggiungersi a quanto noi già sappiamo riguardo i desiderati amori di Giacomo: Gertrude, Teresa Malvezzi, Fanny Targioni Tozzetti:

“Alle altre barbarie umane da me altrove notate si aggiunga la pederastia, snaturatezza infame che fu pure ed è comunissima in Oriente (per non dir altro) e non fu solo propria de’ barbari ma di tutta una nazione così civile come la greca, e per tanto tempo (lasciando i romani), e sì propria che sempre che i greci scrivono d’amore in verso o in prosa, intendono (eccetto ben rade volte) di parlar di questo siffatto, voluto fino ridurre in sentimentale da Platone massimamente, nel Convivio e più nel Fedro, e altrove, e da Senofonte poi nel Convivio. E Saffo con tanta tenerezza canta la sua innamorata. Quanto noccia questo infame vizio alla società ed alla moltiplicazione del genere umano, è manifesto ec. ec. Aggiungansi similmente gli spettacoli de’ gladiatori, e l’altre barbarie romane ec. ec. “
(15. Marzo. 1824.)

E’ chiaro che noi non avremo mai prove “scientifiche” sul suo rapporto con Antonio Ranieri (che distrusse tutte le lettere da lui inviate al’amico) ma la storia, in certi casi, si fa o si completa (con le consuete cautela e completezza) esaminando le diverse sfaccettature di una personalità (o, in questo caso, di due personalità) e degli scritti. A questo aggiungasi la necessità di conoscere qualche Epistolario dell’epoca per poter avere alcuni strumenti più corretti di valutazione. Lo stesso discendente del Ranieri, Pier Lorenzo Ranieri Tenti, in seguito a proprie ricerche sull’argomento sostiene che «non è possibile attribuire a certe espressioni, peraltro spesso mutuate da Orazio e altri classici, un significato simile a quello che ai giorni nostri viene talvolta lasciato intendere da articoli scandalistici a proposito di un’inesistente legame omosessuale tra Giacomo e Antonio» (GUARRACINO, (a cura di), Addio anima mia, p. 12).

leo e napoli

I Nuovi Credenti

“Ranieri mio, le carte ove l’umana/ Vita esprimer tentai, con Salomone/ Lei chiamando, qual soglio, acerba e vana,/ Spiaccion dal Lavinaio al Chiatamonte/, da Tarsia, da Sant’Elmo insino al Molo,/ E spiaccion per Toledo alle persone […] Questi e molti altri che nimici a Cristo/ Furo insin oggi, il mio parlare offende,/ Perché il vivere io chiamo arido e tristo./ E in odio mio fedel tutta si rende/ Questa falange, e santi detti scocca/ Contra chi Giobbe e Salomon difende.”

(I nuovi credenti)

Ranieri manoscritto

Un giallo a Napoli. La seconda morte di Giacomo Leopardi

LA SECONDA EDIZIONE (CORDERO EDITORE, GENOVA)

Copertina- Giallo a Napoli

IL LIBRO SI TROVA SU IBS:
http://www.ibs.it/…/marcon-loret…/giallo-napoli-seconda.html

ordinandolo in libreria

oppure, più veloce,

contattando direttamente l’editore a questa mail:

cordero@corderoeditore.com

Antonio Ranieri e i manoscritti leopardiani

“Lego, come mio ricordo, alla Bib. Nazion. Di Napoli i mss, di altri o miei di cose letterarie, sia stampate, sia non stampate, nonché la maschera in gesso eseguita sul proprio cadavere del Leopardi, e la corrispondente forma o tasselli, anche in gesso, da eseguirsene, nondimeno, la consegna all’epoca della morte dell’ultima delle predette Francesca Gnarro e Maria Carmela Castaldo [le due fantesche eredi usufruttuarie], rimanendo vietata qualsiasi ingerenza o atto qualunque, anche a titolo di conservazione, della legataria Biblioteca, fino alla detta epoca, dispensando espressamente le medesime Francesca Gnarro e Maria Carmela Castaldo da ogni garentia o cauzione.”
(dal testamento di Antonio Ranieri, redatto all’età di 76 anni)

553515_479115695433871_589604558_n