Cara mamma…

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Carissima Signora Madre, siamo arrivati in questo punto sani e salvi senz’ alcuna disgrazia, e troviamo similmente arrivati e sani tutti i parenti. […] La prego di presentare i miei più rispettosi e affettuosi saluti al Signor Padre […]. Io sto bene e gl’ incomodi del viaggio, in cambio di nuocermi m’ hanno notabilmente giovato. Le bacio la mano con tutto il cuore, e pieno di vivissimo affetto e desiderio di Lei, mi dichiaro
suo tenerissimo figlio.
(23.11.1822)

Cara mamma Io mi ricordo ch’ Ella quasi mi proibì di scriverle, ma intanto non vorrei che pian piano, Ella si scordasse di me. […] La prego a salutare cordialmente da mia parte il Papà e i fratelli […]. Ma soprattutto la prego a volermi bene, com’ è obbligata in coscienza, tanto più ch’ alla fine io sono un buon ragazzo, e le voglio quel bene ch’ Ella sa o dovrebbe sapere. Le bacio la mano, il che non potrei fare in Recanati.
E con tutto il cuore mi protesto Suo figlio d’ oro. Giacomo-alias-Mucciaccio.
(22.1.1823)

Cara mamma. Sono stato ammalato dal reuma che ho portato meco […] Volesse Iddio chei miei mali fossero di sola fantasia perché la mia ciera è buona. […] Spero che la morte, che sempre invoco, fra gli altri infiniti beni che ne aspetto, mi farà ancor questo, di convincer gli altri della verità delle mie pene. Mi raccomandi alla Madonna, e le bacio la
mano con tutta l’ anima.(28.5.1830)

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Mamme…

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In uno dei saggi raccolti nel mio “Kant e Leopardi” (Guida, 2011) ho esaminato nel dettaglio l’infanzia e l’educazione del filosofo del criticismo e del nostro Giacomo. Troppo lungo sarebbe elencare tutto; mi limito a sottolineare l’importanza che per ambedue rivestì la propria madre. In modi assolutamenti differenti esse influirono nella personalità dei loro figli, a dimostrazione dell’importanza che riveste la figura materna nell’età evolutiva. Vi propongo un breve passo delle “conclusioni”.

“Fu la madre, invece, che rappresentò per Kant il punto di riferimento e senz’altro la figura più importante non solo per lo sviluppo della sua eccezionale intelligenza, della quale si accorse molto presto, ma anche per la sua maturazione umana. Seguendo passo passo suo figlio, accompagnandolo nella crescita e nella scoperta della realtà circostante ella attuò, probabilmente inconsapevolmente e pur con quella severità di atteggiamento che le veniva dalla religione, una forma di educazione esemplare e del tutto moderna, atta a favorire al massimo la crescita intellettuale di un bambino.
La medesima cosa non può dirsi, invece, di Adelaide, la madre di Giacomo. Ella possedeva un carattere introverso e freddo e per questo privo di manifestazioni di tenerezza. Il portare sulle proprie spalle, già giovane sposa, la responsabilità del restauro patrimoniale di famiglia, non aiutò certamente i suoi rapporti materni. A differenza di Kant, Leopardi attese, fino alla fine della vita, una qualche manifestazione visibile che gli mostrasse o meglio, gli facesse “sentire” l’affetto di sua madre
Adelaide era però, in certo senso, vicina a Regina Dorothea dal punto di vista del rigore religioso. La contessa Leopardi praticava un cattolicesimo immerso nel terrore di un Dio vendicatore, mentre la madre di Kant era rigorosissima nelle pratiche di pietà di quella forma di protestantesimo che fu il Pietismo e che il Borowski, anche se sostiene non trattarsi di fanatica religiosità, sottolinea essersi manifestate in ore di preghiera alle quali sembra ella obbligasse anche i figli.”

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Adelaide Antici Leopardi

 

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 “Rassegna della Letteratura italiana”, vol. cxxi, 2017, 1, pp. 50-56

 

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Gli studi leopardiani ci hanno tramandato un ritratto di Adelaide Antici Leopardi che appare ormai stereotipato e insufficiente a delinearne la figura a tutto tondo. Tale limitatezza deriva primariamente dall’averla sempre considerata soltanto come la madre di Giacomo Leopardi, trascurando la sua figura di donna e di sposa. Alcune ricerche presso l’Archivio Antici Mattei di Recanati hanno consentito il ritrovamento di una sua lettera creduta perduta. Indirizzata al fratello Carlo, e presumibilmente datata 1801, la missiva ha offerto l’occasione di ritornare sulla sua figura, partendo da un punto di vista diverso da quello fino ad oggi considerato.