Una Lettera un po’ sboccata di Leopardi dodicenne

A Volumnia Roberti
Carissima signora
Giacché mi trovo in viaggio volevo fare una visita a Voi e a tutti li Signori Ragazzi della Vostra Conversazione, ma la Neve mi ha rotto le Tappe e non mi posso trattenere. Ho pensato dunque di fermarmi un momento per fare la Piscia nel vostro Portone, e poi tirare avanti il mio viaggio. Bensì vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, acciocché siano buoni ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest’altro Anno gli porterò un po’ di Merda. Veramente io voleva destinare a ognuno il suo regalo, per esempio a chi un corno, a chi un altro, ma ho temuto di dimostrare parzialità, e che quello il quale avesse li corni curti invidiasse li corni lunghi. Ho pensato dunque di rimettere le cose alla ventura, e farete così. Dentro l’anessa cartina trovarete tanti biglietti con altrettanti Numeri. Mettete tutti questi biglietti dentro un Orinale, e mischiateli bene bene con le vostre mani. Poi ognuno pigli il suo biglietto, e veda il suo numero. Poi con l’anessa chiave aprite il Baulle. Prima di tutto ci trovarete certa cosetta da godere in comune e credo che cotesti Signori la gradiranno perche (sic) sono un branco di ghiotti. Poi ci trovarete tutti li corni segnati col rispettivo numero. Ognuno pigli il suo, e vada in pace. Chi non è contento del Corno che gli tocca, faccia a baratto con li Corni delli Compagni. Se avvanza qualche corno lo riprenderò al mio ritorno. Un altr’Anno poi si vedrà di far meglio.
Voi poi Signora Carissima avvertite in tutto quest’Anno di trattare bene cotesti Signori, non solo col Caffè che già si intende, ma ancora con Pasticci, Crostate, Cialde, Cialdoni, ed altri regali, e non siate stitica, e non vi fate pregare, perche (sic) chi vuole la conversazione deve allargare la mano, e se darete un Pasticcio per sera sarete meglio lodata, e la vostra Conversazione si chiamarà la Conversazione del Pasticcio. Frattanto state allegri, e andate tutti dove io vi mando, e restateci finche (sic) non torno ghiotti, indiscreti, somari scrocconi dal primo fino all’ultimo.
La Befana

(lettera senza data ma Recanati, 6 gennaio 1810)

Nota: trovandosi in casa Leopardi, può darsi che questa lettera non sia mai stata recapitata, come Moroncini dà per certo allegando “la soverchia libertà del dettato, e specialmente alcune parole di crudo realismo”, che avrebbero trattenuto i genitori di Giacomo “dal dare esecuzione allo scherzo, per quanto innocente”; come può darsi che vi sia tornata in tempo successivo, essendo stato Monaldo “erede fiduciario universale” della marchesa.

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Un Natale fuori casa…

 

2Giacomo Leopardi si apprestava a trascorrere il suo primo Natale fuori casa. Si trovava, infatti, a Roma e il padre Monaldo che ricordava «il giubilo infantile con cui si suole nella prima età vedere il ritorno di queste lietissime feste», insieme alle «benedizioni divine» gli aveva inviato la somma di 10 scudi che avrebbe potuto ritirare alla Posta. Il fratellino Pier Francesco, invece, approfittava della lettera per chiedergli di comprargli «qualche figurina stampata, o qualche Libretto, o altra Galanteria» che potesse aiutarlo a ricordarsi di lui che era lontano. Paolina attendeva il suo turno per salutare amorosamente il fratello chiedendogli di contraccambiare il suo bene mentre si complimentava per le «conoscenze utili che [lo] rende[vano] più tranquillo».
Ma, stranamente, solo Monaldo e Pier Francesco, che «prega Gesù Bambino a dar[gli] le buone Feste con ogni felicità», ricordano le feste del Natale. Paolina invece si limita a ricordare il «tempo perfido, con freddo [e] neve» sottolineando soprattutto il suo «caso terribile e disperante».
Com’era lontano il tempo in cui nella casa dei Leopardi, a Recanati, si preparavano le festività natalizie, quando il capo famiglia, Monaldo, seduto alla sua imponente scrivania, ultimava la composizione di un’Egloga per il S. Natale che avrebbe costituito il tema della rappresentazione sacra che i figli Giacomo, Carlo, Paolina e Luigi avrebbero interpretato.

CON QUESTO BRANO AUGURO AI VISITATORI DI QUESTO BLOG UN SERENO NATALE DI SPERANZA, DI LUCE E D’AMORE.

BUON NATALE!

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Il mio ultimo libro…

COPERTINE SENZA ALETTA

Il ritratto umano e intellettuale di Paolina Leopardi e il commento ai suoi tre Epistolari più importanti: con il fratello Giacomo, con le sorelle Brighenti, con Vittoria Lazzari Regnoli

Prefazione di Patrizia Zambon (Università di Padova)

Disegno di copertina di Luciana Interlenghi

Una lettera

 

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Senza dubbio, mio caro amico, o non bisognerebbe vivere, o bisognerebbe sempre provar sentimenti, sempre amare, sempre sperare […] Nell’amore, tutti i godimenti che provano le anime volgari, non valgono il piacere che dà un solo istante di incanto e di emozione profonda. Ma come fare in modo che questo sentimento sia durevole, o che ritorni spesso nella vita? dove trovare un cuore che gli corrisponda?
(Lettera del 23.6.1823 a A. Jacopssen)

Mio carissimo papà…

Mio carissimo papà. […] Se scamperò dal cholèra e subito che la mia salute lo permetterà, io farò il possibile per rivederla in qualunque stagione, perché ancor io mi do fretta, persuaso ormai dai fatti di quello che sempre ho preveduto che il termine prescritto da Dio alla mia vita non sia lontano. I miei patimenti fisici giornalieri e incurabili sono arrivati con l’ età ad un grado tale che non possono più crescere: spero che superata finalmente la piccola resistenza che oppone loro il moribondo mio corpo, mi condurranno all’ eterno riposo che invoco caldamente ogni giorno non per eroismo ma per il rigore delle pene che provo.
Ringrazio teneramente Lei e la Mamma del dono dei dieci scudi, bacio le mani ad ambedue loro, abbraccio i fratelli e prego loro tutti a raccomandarmi a Dio acciocchè dopo ch’ io gli avrò riveduti una buona e pronta morte ponga fine ai miei mali fisici che non possono guarire altrimenti. Il suo amorosissimo figlio Giacomo.
(Lettera del 27.5.1837)
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Politica e… felicità…

“Sapete che io abbomino la politica, perchè credo, anzi vedo che gl’individui sono infelici sotto ogni forma di governo; colpa della natura che ha fatti gli uomini all’ infelicità; e rido della felicità delle masse , perchè il mio piccolo cervello non concepisce una massa  felice, composta d’individui non felici…”

(Lettera a Fanny Targioni Tozzetti , 1831)13321700_10206615904571982_4309078580403126035_n