Una lettera

 

DSC_0260

Senza dubbio, mio caro amico, o non bisognerebbe vivere, o bisognerebbe sempre provar sentimenti, sempre amare, sempre sperare […] Nell’amore, tutti i godimenti che provano le anime volgari, non valgono il piacere che dà un solo istante di incanto e di emozione profonda. Ma come fare in modo che questo sentimento sia durevole, o che ritorni spesso nella vita? dove trovare un cuore che gli corrisponda?
(Lettera del 23.6.1823 a A. Jacopssen)

Annunci

Mio carissimo papà…

Mio carissimo papà. […] Se scamperò dal cholèra e subito che la mia salute lo permetterà, io farò il possibile per rivederla in qualunque stagione, perché ancor io mi do fretta, persuaso ormai dai fatti di quello che sempre ho preveduto che il termine prescritto da Dio alla mia vita non sia lontano. I miei patimenti fisici giornalieri e incurabili sono arrivati con l’ età ad un grado tale che non possono più crescere: spero che superata finalmente la piccola resistenza che oppone loro il moribondo mio corpo, mi condurranno all’ eterno riposo che invoco caldamente ogni giorno non per eroismo ma per il rigore delle pene che provo.
Ringrazio teneramente Lei e la Mamma del dono dei dieci scudi, bacio le mani ad ambedue loro, abbraccio i fratelli e prego loro tutti a raccomandarmi a Dio acciocchè dopo ch’ io gli avrò riveduti una buona e pronta morte ponga fine ai miei mali fisici che non possono guarire altrimenti. Il suo amorosissimo figlio Giacomo.
(Lettera del 27.5.1837)
15940696_10208338602118344_2603314316513470651_n

Politica e… felicità…

“Sapete che io abbomino la politica, perchè credo, anzi vedo che gl’individui sono infelici sotto ogni forma di governo; colpa della natura che ha fatti gli uomini all’ infelicità; e rido della felicità delle masse , perchè il mio piccolo cervello non concepisce una massa  felice, composta d’individui non felici…”

(Lettera a Fanny Targioni Tozzetti , 1831)13321700_10206615904571982_4309078580403126035_n

Il coraggio di Giacomo

“Io sto qui, deriso, sputacchiato, preso a calci da tutti, menando l’intera vita in una stanza, in maniera che, se vi penso, mi fa raccapricciare. E tuttavia m’avezzo a ridere, e ci riesco. E nessuno trionferà di me, finché non potrà spargermi per la campagna, e divertirsi a far volare la mia cenere in aria”. (1821)

Giacomo-Parma

Politica?

[…] Sapete ch’ io abbomino la politica, perché credo, anzi vedo che gl’individui sono infelici sotto ogni forma di governo, colpa della natura che ha fatti gli uomini alla infelicità; e rido della felicità delle masse, perché il mio piccolo cervello non concepisce una massa felice, composta d’ individui non felici. […]

(Lettera di G. Leopardi a Fanny Targioni Tozzetti del 5.12.1831)

13321700_10206615904571982_4309078580403126035_n