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Mio carissimo papà. […] Se scamperò dal cholèra e subito che la mia salute lo permetterà, io farò il possibile per rivederla in qualunque stagione, perché ancor io mi do fretta, persuaso ormai dai fatti di quello che sempre ho preveduto che il termine prescritto da Dio alla mia vita non sia lontano. I miei patimenti fisici giornalieri e incurabili sono arrivati con l’ età ad un grado tale che non possono più crescere: spero che superata finalmente la piccola resistenza che oppone loro il moribondo mio corpo, mi condurranno all’ eterno riposo che invoco caldamente ogni giorno non per eroismo ma per il rigore delle pene che provo.
Ringrazio teneramente Lei e la Mamma del dono dei dieci scudi, bacio le mani ad ambedue loro, abbraccio i fratelli e prego loro tutti a raccomandarmi a Dio acciocchè dopo ch’ io gli avrò riveduti una buona e pronta morte ponga fine ai miei mali fisici che non possono guarire altrimenti. Il suo amorosissimo figlio Giacomo.
(Lettera del 27.5.1837)
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