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Sta arrivando il Natale...

IL MESE DI DICEMBRE (1810)

Questa è pur la campagna, dove, non son, che tre mesi, i giorni passavo deliziosi, e ameni! Son pur quelle le opposte colline, di verde manto un tempo ricoperte!… E’ pur quello il prato, dove fra molli erbette, e pinti fiori uso era a deliziarmi! Quelli son gli alberi; quello il fiume, quella la marina, che al guardo mi offrivano un grato spettacolo! Oh come tutto cangiò d’aspetto!… Ecco il monte. Siede su’ d’esso rabbuffato il crudo verno. Il gelido scettro v’innalza sulle balze nevose. Tutto colà è tacito, tutto è romito, e l’orso fiero, e l’ingordo lupo fuggono anch’essi dalla fame cacciati. Il timido usignuolo, e il vispo cardellino non più vanno canticchiando di bosco, in bosco, e di ramo in ramo, ma invece fischia impetuosa l’invernal bufera, per cui spogliato ogni albero di verde fronda, mostra brinati i suoi rami, e collo stridulo lor frastuono l’orrore accrescono dell’urlo cupo di lontane grotte. Larghi strati di gelo ingombrano il prato, per cui geme, inceppata d’ogni erbetta, e d’ogni fiore la debil vita. Là dal montano, nativo sasso scende precipitoso il fiume, e seco trae romoreggiando le svelte quercie, ed i pesanti smisurati massi, e là dalla povera, affumicata cappanna, sporgendo il capo, attonito resta il semplice pastorello al vedere le fragorose acque spumanti. Neghittosi gli armenti nelle fumanti stalle si ricovrano, e intorno al focolare si asside ozioso il bifolco, e la saggia villanella le lunghe ore consuma col fuso, e la rocca. Il Sole or mostrasi, or fugge fra le squarciate, ammontichiate nubi, e scarso tributo manda di lontana luce. Oh deliziosa campagna, troppo a me grata io ti abbandono, né più mi vedrai finché non tornerai di un nuovo ammanto adorna.6aff1ba1be155d267253a93e326fc79a