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angelopiange[Ecco] una pagina tratta dalle Confessioni di S. Agostino (Libro IX) dove viene ricordato il momento in cui la madre Monica morì:
“Le chiudevo gli occhi, e una tristezza immensa si addensava nel mio cuore e si trasformava in un fiotto di lacrime.”
E considerando il pianto come un cedimento alla fede ancora scrive:
“contemporaneamente i miei occhi sotto il violento imperio dello spirito ne riassorbivano il fonte sino a disseccarlo. Fu una lotta penosissima. […] anche quanto vi era di puerile in me, che si scioglieva in pianto, veniva represso e zittito dalla voce adulta della mente.”
Ma nel silenzio dell’anima egli parlava a Dio:
“al tuo orecchio, ove nessuno di loro udiva, mi rimproveravo la debolezza del sentimento e trattenevo il fiotto dell’afflizione, che per qualche tempo si ritraeva davanti ai miei sforzi, ma per essere sospinto di nuovo dalla sua violenza. Non erompeva in lacrime né alterava i tratti del viso, ma sapevo ben io cosa tenevo compresso nel cuore. […] Privato di lei così, all’improvviso, mi prese il desiderio di piangere davanti ai tuoi occhi su di lei e per lei, su di me e per me; lasciai libere le lacrime che trattenevo di scorrere a loro piacimento, stendendole sotto il mio cuore come un giaciglio, su cui trovò riposo. Perché ad ascoltarle c’eri tu, non un qualsiasi uomo, che avrebbe interpretato sdegnosamente il mio compianto. ”
Eppure la fede granitica e la forte volontà di Agostino, che si era rimproverato aspramente per quel dolore che gravava nel suo cuore, alla fine non riescono ad impedire lo scorrere delle sue lacrime così umane, così necessarie. Neppure un grande Santo quale egli fu rimase immune dal pianto! Le lacrime non sono allora prova di non fede, ma segno del dolore dell’uomo di fronte alla perdita più lacerante.
[…]
(da: Dolore e lutto in Leopardi tra esperienze di vita ed esperienze di lettura in Saggi leopardiani)

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