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Mi chiedo se anche ad altri capiti di percepire una sensazione di estraneità totale al mondo circostante… E’ un qualcosa che prende nei momenti più impensati… Non capita quando ti raccogli in meditazione all’interno di te stesso, né quando stai seguendo un ragionamento razionale… avviene così, di botto, improvvisamente… Ti guardi intorno e ti sembra di non riconoscere o, perlomeno, di sentire totalmente estranei gli oggetti del tuo quotidiano. Stai seguendo una trasmissione televisiva e ti sorprendi a guardare le figure in movimento quasi fossero alieni che recitano su un palcoscenico sconosciuto. Mi sono chiesta se fossero queste le sensazioni che provava Montale, quelle che così bene descrive nel suo “Forse un mattino”… uno stato d’animo che rimane così fugace da farci, il più delle volte, dimenticare di essere stato presente nella nostra mente… poi subentra l’assuefazione che, come scrive Leopardi, è assai potente nel contribuire a quegli stati che in psicologia vengono chiamati “assimilazione” e “accomodamento” all’ambiente. Succede però che, inspiegabilmente, a volte queste sensazioni siano più fortemente presenti a livello di coscienza, così che, quando svaniscono, lasciano una traccia all’interno dell’anima… E’ forse questa che determina quel velo di melanconia che rimane in qualcuno anche dietro al riso e al sorriso…

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