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Avvolto nella nebbia, ‘il suon dell’ora’
viene raramente notato
dagli inquilini del tuo
‘paterno ostello’,
affaccendati nei loro affari giornalieri,
anche se tu continui a svolgere
un ruolo importante nella loro vita.

Altri suoni confortano le loro notti
e altre ansie
li tengono svegli di notte.
Ma il vento ancora porta
il suon dell’ora regolarmente,
insieme con altri suoni,
che non vale la pena di ascoltare,
ma che non si può fare a meno di notare.

Eppure il verso ispirato da quel suono
diventa sempre più poesia,
mentre s’allontana il tuo mondo
con il rotolarsi del tempo,
lasciando una scia di rimpianto.

Poesia di uno studioso di Leopardi di origine indiana, che ottenne la cittadinanza onoraria di Recanati poiché trascorreva buona parte dell’anno nella foresteria del Centro Studi. Ho parlato altre volte di questa persona ,assai singolare, che vantava amicizia con Montale e con Ezra Pound. Fu professore a Birmingham e a Londra.Morì qualche anno fa. Con lui condividevo la ricerca di un luogo ove cenare, perché in quegli anni non esistevano pizzerie e soprattutto di martedì ci si doveva accontentare di un cappuccino.l Ma si viveva di poesia.

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(foto di L. Marcon)