"Che cosa è la vita? Il viaggio di uno zoppo e infermo che con un gravissimo carico in sul dosso per montagne ertissime e luoghi sommamente aspri, faticosi e difficili, alla neve, al gelo, alla pioggia, al vento, all’ardore del sole, cammina senza mai riposarsi dì e notte uno spazio di molte giornate per arrivare a un cotal precipizio o un fosso, e quivi inevitabilmente cadere" (G. Leopardi, 1826)
 
 
 
 
A volte penso alla vita come ad un ingranaggio collegato a quella grande macchina che è il mondo.. Ma vi penso non certo in senso materialistico (come succede a tanti filosofi) anche perché non credo la materia capace di questo, ma solamente per cercare di comprendere meglio i vari "meccanismi" che ci aiutano a compiere questo "viaggio".. E così mi soffermo spesso a riflettere sulla funzione del ricordo e su quella dell’oblio… Sui momenti felici e su quelli disperati… E mi pare di poter dire che il ricordo è una specie di "riserva" che, pur nel suo aspetto di ombra, rimane lì, dentro di noi, deposito in cui tuffare l’anima quando siamo nel dolore… L’oblio, al contrario, ci soccorre e come una gomma da cancellare, con l’aiuto del tempo, lentamente sbiadisce il ricordo del dolore, fino a farlo rimanere lì, nel sottofondo ma come tacito e silenzioso, non più parlante… non più lacerante…
Così penso anche che i momenti felici ( di cui, forse, non ci rendiamo pienamente conto nel momento in cui li viviamo) dovremmo considerarli con un occhio diverso, come doni preziosi che si aggiungono a quella "riserva" di cui ho detto prima ed essere grati per il dono della memoria, ottimo "ingranaggio" per questa conservazione…
Tante piccole felicità (o che noi crediamo tali..) che devono renderci riconoscenti verso coloro che ce le hanno donate, anche se, magari, il loro volto è ormai avvolto nella nebbia del ricordo…o se la sofferenza ha offuscato quelle stesse felicità…
 
 
 
 
 
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