Accenno, in breve, al testo che raccoglie l’intero carteggio intercorso tra il nostro Leo e il Ranieri, dal titolo "Addio, anima mia" (Aisthesis Edizioni). Confesso che non ne conoscevo l’esistenza fino a quando, come già vi ho accennato ieri, un amico non mi ha ragguagliato. Il libro è stato presentato a Milano alla fine dello scorso anno da Gaspare Barbiellini Amidei, Vincenzo Guarracino e Nicola Ruggiero. Probabilmente qualcuno di voi già lo conoscerà ma io ho trascritto lo stesso questa notizia a beneficio di coloro che sono interessati alla ormai "famosa" questione relativa al rapporto con il Ranieri. Il carteggio comprende 43 lettere e biglietti che dall’8 ottobre 1832 ad 13 aprile 1833 Giacomo scrisse al Ranieri, quando il poeta si trovava a Firenze e l’amico a Napoli, mentre non se ne ha che una sicuramente indirizzata a Leo dall’amico. Il Guarracino sta compiendo accurate ricerche di troppe lettere di Ranieri di cui mancano gli autografi al fine di rendere il più possibile completo il carteggio fiorentino. Nell’articolo che sto scorrendo si dice che "tra Leopardi e Ranieri ci fu solo amicizia, Sarebbe banale dirlo se alcuni critici non avessero di recente riproposto sulla stampa il tema, già altre volte sfiorato, di un preteso rapporto di omosessualità, fatto scaturire dal particolare tono affettuoso contenuto in quasi tutte le lettere…. Questi biglietti sarebbero inintelligibili e si presterebbero davvero a supposizioni strane, a voli di fantasia e ad interpretazioni maliziose se non si leggessero alla luce dello stile e della moda dell’epoca… Un uomo umanamente infelice che si attacca con una partecipazione totale ad un oggetto di affezione è più che comprensibile. Non ha alcun senso mettersi a fare dei pettegolezzi sulla figura di Leopardi. Leopardi, lo diaciamo a scanso di malintesi, non concepisce l’amore "contro natura": più volte lo dice nello Zibaldone…" Fin qui un giornale romano, nella rubrica "Cultura". IN altro quotidiano sempre romano si legge che non si può definire Ranieri "un imbecille, ammesso che il giudizio risponda a verità, [perchè] vuol dire gettare del ridicolo sulla figura del Leopardi, che amò quell’uomo sopra ogni altro, affidando a lui la propria vita e gran parte della propria opera".
Questo riporto "per dovere di cronaca" e perché chi fosse interessato ad approfondire, non possedendo l’intero epistolario leopardiano, possa eventualmente fornirsi di questa raccolta pubblicata grazie ad uno degli ultimi discendenti di Ranieri, il conte Pier Lorenzo Ranieri Tenti.

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